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lunedì 24 febbraio 2014

L'evoluzione dei criteri di solvibilità degli istituti bancari

Basilea 2 vuole correggere alcune imperfezioni al precedente trattato. Imperfezioni che si spiegano in queste critiche. In Basilea 1 non si tiene conto del merto creditizio di un soggetto, che dovrebbe sostenere un minore rischio di insovibilità. E anche gli stessi criteri di garanzia erano troppo rigidi. Inoltre l'indice di solvibilità non teneva conto della teoria di portafoglio.

Mentre Basilea 1 fondava le sue decisioni su un unico pilastro (principio) quale era la solvibilità dell'intermediario, Basilea 2 fonda la sua opera su tre pilastri.

Primo di questi è il medesimo di Basilea 1, cioè l'individuazione di un indice di solvibilità, che però tenesse conto delle critiche volte a Basilea 1.
Difatti l'approccio standardizzato per la definizione dei valori di ponderazione, in Basilea 2, non si restringono alla sola categoria della controparte. Ora, in Basilea 2, si tiene conto anche del rating (della valutazione) che le agenzie specializzate danno alle differenti controparti. Così il merito creditizio viene tenuto in conto. Inoltre le garanzie in immobili, oro e valori mobiliari (idonei) diminuiscono ulteriormente il valore di ponderazione.
Per giunta garanzie personali di terzi con rating alti permettono di utilizzare il valore di ponderazione (migliore) del terzo garante.

Basilea 2 offfre la possibilità di usare tecniche di valutazione interna agli intermediari che posseggono sistemi di gestione del rischio sofisticati, permettendo di utilizzare valori di ponderazioni più adeguati (e teoricamente più vicini alla realtà) grazie alle informazioni detenute dagli stessi.
Infine Basilea 2 tiene conto del rischio operativo (interno) 

RPM = PV / (S) A P + 12,5 (RPRM + RPRO)

Il Requisito Patrimoniale per il Rischio Operativo tiene conto del Margine di Intermediazione ( saldo degli interessi + sommatoria delle commissioni + saldo tra plus e minus valenze - questi sono i tipici ricavi di un intermediario universale come la banca)
Si da possibilità di utilizzare altri indicatori se più indicativi ponderati per le differenti funzioni dell'azienda.

Il secondo pilastro (principio) vede una rettifica alla valutazione dell'indice di solvibilità tenendo conto della specificità di ogni intermediario, della prospettiva di crescita e chiede allo stesso di valutare prudenzialmente eventuali altri rischi non annoverati nella valutazione basata sul primo pilastro. A sua volta gli istituti di vigilanza monitorano le attività dell'intermediario e applicano ulteriori rettifica per meglio valutare la gestione aziendale.

Infine il terzo pilastro prevede l'intervento di tutti i soggetti che hanno interessi nell'attività dell'intermediario (stakeholders). L'intermediario deve divulgare a questi tutte le informazioni relative alle fasi che hanno determinato la valutazione del RPM e ulteriori informazioni riguardo alle differenti tipologie di rischio a cui è sottoposta l'attività aziendale (sia finanziare che non). Così gli stakeholders hanno un ulteriore controllo a propria tutela.

venerdì 21 febbraio 2014

Il rischio e il requisito patrimoniale degli istituti bancari

Il rischio è una caratteristica intrinseca a tutte le operazioni, a tutte le azioni che si compiono. Nasce dall'impossibilità di essere a conoscenza di tutte le variabili che possono influenzare l'esito dell'azione.
Una prima classificazione vede contrapporsi i rischi puri ai rischi speculativi. La contrapposizione è negli effetti che si manifestano. Nel caso dei rischi puri l'effetto è solo dannoso, mentre i rischi speculativi possono produrre effetti di entrambi i segni, positivi o negativi. Non di meno l'attività di investimento è spesso chiamata speculativa. L'investimento può dare utile o perdita.

Ogni settore ha rischi specifici, ma si può dire in generale che i rischi derivino da fattori esogeni o endogeni, e quindi di rischi aleatori o rischi interni. 
In un'ottica aziendale rappresentano rIspettivamente i rischi dovuti all'ambiente e il rischio operativo.

Ma in questo APPUNTO parliamo dei rischi in cui incorrono gli intermediari finanziari. Date le loro caratteristiche e data la struttura del sistema finanziario (i cui APPUNTI sono in questo blog) non è possibile (eccetto specifiche deroghe) permettere la valutazione dei rischio con un metodo interno, che sarebbe basato sulla discrezionalità del soggetto. L'importanza del sistema finanziario e la natura degli intermediari finanziari ha determinato la costituzione di organi di vigilanza. 
Gli organi di vigilanza internazionale si riunirono nel Comitato di Basilea (1988) e giunsero a firmare il trattato di Basilea 1 (il primo di 3). Giunsero a definire quale fosse il patrimonio minimo da detenere per rispettare gli impegni che una banca internazionale prenda verso le proprie controparti. Basilea 1 definisce anche una ulteriore classificazione dei rischi essenziale per la misurazione del patrimonio minimo.
Basilea 1 definisce il Requisito Patrimoniale Minimo (RPM) come rapporto tra il Patrimonio di Vigilanza e la sommatoria delle attività poste al rischio di credito ponderate ad un coefficiente percentuale, è deve essere uguale o maggiore a 0,08
RPM = PV / SOMMATORIA  A P > 8%

Le attività sono gli impegni che la banca prende con le varie controparti. Tenendo della natura della controparte, del rischio Paese e delle garanzie poste l'attività corrispondente viene ponderata a valori percentuali quali 2% 40% 60% 80% 100% che devono rappresentare il rischio di insolvenza della controparte. I valori più bassi vengono dati ai Governi, passando poi per le Banche e giungendo fino all'impresa o al cliente che ha chiesto il credito.

Il patrimonio di vigilanza è somma del Patrimonio di base e al Patrimonio supplementare. Il primo è il raggrupando del capitale sociale e delle riserve mentre il patrimonio supplementare è composto da quelle fonti a garanzia di depositanti, creditori e in generale degli stakeholders, fonti privilegiate solamente rispetto al capitale sociale.

Le stesse autorità vedendo l'evoluzione del mercato apportarono una prima modifica al RPM (detto anche indice di solvibilità) aggiungendo al denominatore un fattore che tenesse conto anche dei rischi in strumenti azionari, obbligazionari, in valuta estera.

RPM = PV / SOMMATORIA  A P + 12,5 RPRM

RPRM = Requisito Patrimoniale per il Rischio di Mercato.

lunedì 17 febbraio 2014

Come si trasmette la politica monetaria?

Al variare dei tassi polity (cioè di guida politica), o meglio dei tassi di rifinanziamento marginale e di deposito overnight l'Unione Monetaria ed Economica trasmette la politica adottata.

Il variare dei tassi polity influisce direttamente sui tassi interbancari con tempi differenti.

Per gli strumenti indicizzati è evidente che varieranno immediataente. Gli altri strumenti risentonodei tassi polity dato che varia il prezzo della raccolta di moneta da parte delle banche verso la BCE. 

Gli strumenti a tasso variabile vengono riallineati a scadenza,come quelli a tasso fisso con scadenza prossima.

Viceversa gli strumenti a tasso fisso che non scadranno prossimamente e tutti gli strumenti a medio e lungo termine potrebbero non risentire di una variazione puntuale in un determinato periodo se quest'ultima è pareggiata da una variazione opposta. Cioè gli strumenti di media e lunga durata risentono di una variazione determinata su un periodo più ampio.

La variazione dei tassi influisce sulle scelte di consumo, risparmio, investimento dei consumatori e conseguentemente sulla domanda dei beni. A sua volta la variazione della domanda obbliga l'offerta a riequilibrarsi, aggiustando cosi il livello dei prezzi. Queste ultime variazioni sul mercato reale giungono la loro più alta intensità dopo due anni dalla variazione dei tassi polity, con effetti minori rispetto all'inizio.


fonti : elaborazione da "Economia degli intermediari finanziari" seconda edizione di Nadotti Porzio Previati

venerdì 14 febbraio 2014

Ma quali azioni può adottare la BCE? Quali sono gli strumenti?

La BCE interviene regolando la base monetaria.
Primi due strumenti sono "nell'ambito del mercato aperto, i rifinanziamenti".
Di propria iniziativa la BCE emette moneta. I rifinanziamenti principali sono azioni condotte secondo un calendario e operate attraverso le banche centrali nazionali. Questi rifanziamenti hanno scadenza di una settimana e permettono al sistema bancario di sanare il deficit monetario in cui si trova strutturalmente.
L'iniezione di liquidità permette alle banche di gestire i flussi finanziari, i tassi di interesse imposti sono tassi di polity (cioè tassi di indirizzo politico).
Una seconda categoria di rifinanziamenti sono a scadenza trimestrale con frequenza mensile. La funzione di queste iniezioni è di ripristinare la liquidità a scadenze più lunghe, dando più aria al sistema.

Esistono altri due strumenti importanti. I fine tuning, cioè operazioni puntuali per rispondere ad oscillazioni impreviste dei tassi d'interesse del mercato monetario. Consistono anch'esse in una iniezione di liquidità.
Ultimo strumento di iniziativa della BCE sulle operazioni strutturali di iniezione o assorbimento di liquidità. Rispetto alle precedenti c'è anche la possibilità di assorbire liquidità in eccesso permettondo di trasformarli in strumenti di risparmio a medio lunto termine.
Questi prendono forma di acquisti e vendite di titoli, emessioni di certificati di debito e pronti contro termini.

Ma anche gli istituti bancari hanno possono interagire tramite operazioni di su iniziativa (operazioni su iniziativa delle controparti)
Questi possono chiedere rifinanziamenti alla BCE con scadenza ad un giorno, dette overnight, pagando un tasso di rifinanziamento marginale.
Oppure possono depositare liquidità in cambio di un tasso con scadenza overnight, detto tasso di deposito overnight.

Questi due tassi sono più svantaggiosi dei tassi che si avrebbero con altre controparti. La BCE ha tassi di rifinanziamento più alti e taddi di deposito overnight più bassi in modo che un istituto bancario si rivolga prima agli altri istituti e in ultima istanza alla BCE. Logicamente il rischio è più basso con la BCE.
La differenza tra i due tassi indica un corridoio in cui si assestano i tassi del sistema bancario.
Infine al centro dei valori è definito il Tasso di Rifinanziamento Principale che è un tasso di guida.
Meno ampio è il corridoio più è restrittiva la politica monetaria.

fonti : elaborazione da "Economia degli intermediari finanziari" seconda edizione di Nadotti Porzio Previati

mercoledì 12 febbraio 2014

Fasi della politica monetaria

La politica monetaria è definita per mantenere l'inflazione al di sotto di un valore percentuale del 2%. 
Cioè la crescita dei prezzi nel periodo non deve variare più del 2% rispetto al periodo che lo precede.
Inflazione nel medio-lungo periodo, permettendo un giusto sviluppo senza trovarsi dinanzi ad una deflazione.
Per fare ciò si può intervenire con degli strumenti su obiettivi monetari che poi influiscano sullo sviluppo. Per fare ciò l'obiettivo monetario, intermedio al processo messo in atto deve essere correlato allo sviluppo.
Questo processo è definito "a due stadi". Prima si raggiunge un obiettivo intermedio che poi creerà degli effetti che si riverseranno sullo sviluppo.
Altro modo è un processo diretto "ad uno stadio", attraverso variabili monetarie direttamente in relazione con lo sviluppo. Cioè attraverso la variazione di determinati fattori si hanno effetti diretti.

Nell'Eurozona è stato adottato un sistema ad uno stadio, chiamato Inflation targeting, dato che è l'inflazione la variabile manipolata. Inoltre si perseguono obiettivi intermedi tipici di un processo a due stadi affiancando un monitoraggio su un aggregato monetario.

Gli aggregati monetari

Sono degli insieme di tipologia di strumenti di pagamento.

Il primo aggregato monetario è composto dalla moneta circolante, dai depositi a vista che quindi sono immediatamente liquidi.
Il secondo aggregato vede aggiungere al primo gli strumenti quali depositi con preavviso e depositi con vincoli inferiori a due anni, estremamente liquidi a costi minimi.
L'ultimo aggregato aggiunge ai precedenti anche i titoli di credito e strumenti facilmente liquidabili, con un alto grado di certezza.

Il primo aggregato è facilmente controllabile dalla BCE e tutti e tre hanno una buona relazione con l'inflazione, cioè permettono di stimare l'andamento dell'inflazione. Ma l'ultimo aggregato è quello più stabile e che quindi nel medio lungo periodo risente meno di variazioni dovuti ai processi sui "portafogli".

Quindi la politica monetaria è indirizzata alla manipolazione dell'inflazione che non deve essere superiore al 2%, il monitoraggio avviene sui tre aggregati monetari ma principalmente sul terzo su cui è desiderata una crescita del 4,5%, infine analisi su varii fattori dell'economia reale.

fonti : elaborazione da "Economia degli intermediari finanziari" seconda edizione di Nadotti Porzio Previati

lunedì 10 febbraio 2014

Quale è la relazione tra il livello dei prezzi e la moneta?

Attraverso dei passi semplici si giunge a capire che tipo di relazione c'è tra la moneta e il livello dei prezzi.
Anzitutto Fisher evidenzia che è necessaria moneta per coprire gli scambi. Più specificatamente definisce scambi e quindi volume delle transazioni come : numero totale delle transazioni x prezzo medio - T x P

La moneta che permette questo volume di transazioni è data dalla quantità di moneta circolante. Come tale la moneta gira e la stessa banconota può essere usata per più transazioni, la moneta diventa più veloce. Quindi Fisher parla di volume di moneta e la esprime come prodotto : moneta circolante x velocità di circolazione - M x V

Quindi M x V = P x T
moneta x velocità di circolazione = prezzo medio x numero di transazioni

Il problema è che non è facile contare le transazioni. Allora Marshall sostituisce T con il reddito reale che è collegato al numero delle transazioni, in quanto più sono i beni prodotti più transazioni avvengono.

quindi M x V = P x Y

---> M = P x Y/V 

è evidente la relazione di concordanza tra il livello dei prezzi e la moneta.

Ma chi produce la moneta?
La moneta è prodotta dalla banca centrale, quindi in Europa è prodotta dalla Bce. Prodotta nel senso di "immissione nel mercato". Ma non è l'unico sistema di pagamento. Le banche hanno depositi in conto corrente che permettono i pagamenti e che quindi svolgono la stessa funzione della moneta, cioè permettere le transazioni.
A tal punto si definisce base monetaria la quantità di moneta prodotta dalla BCE e detenuta come moneta legale dal pubblico, quindi quella circolante, e nei depositi.

Quindi la moneta è = moneta circolante + depositi 
La base monetaria è = moneta circolante + riserve delle banche.

fonti : elaborazione da "Economia degli intermediari finanziari" seconda edizione di Nadotti Porzio Previati

venerdì 7 febbraio 2014

La politica monetaria europea cosa è?



Rispondendo con nozioni di base identifichiamo la composizione, le funzione ma soprattutto le ripercussioni sull'economia dell'Europa e sullo sviluppo.
Politica monetaria europea.

Il progetto dell'Eurosistema si avvale di una moneta unica e si è realizzato con l'entrata in vigore dell'Euro nel 1° Gennaio 1999.

La moneta unica è adottata per migliorare gli scambi di risorse all'interno del mercato europeo, abbattendo le differenze tra i prezzi e i costi annessi per gli scambi.

Partecipano attualmente a questo programma, adottando la moneta Euro i seguenti paesi (ordinati dalpiù occidentale al più orientale) : Portogallo, Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburo, Belgio, Olanda, Austria, Slovenia, Germania, Slovacchia, Grecia, Malta, Estonia, Lettonia, Finlandia e Cipro.

Questi Paesi fanno parte dell'Euro-zona.



Alla Banca Centrale Europea è stato dato il compito di definire e attuare la poltica monetaria. Il capitale della banca è sottoscritto dalle banche nazionali versando importi in proporzione alla popolazione dello Stato e al prodotto interno lordo. 
Presidente della BCE è Mario Draghi dal Novembre 2011, VIce Presidente Vitor Constatio dalla fine del 2010.
Ritratto di Mario Draghi, Presidente della Banca centrale europeaRitratto di Vítor Constâncio, Vicepresidente della Banca centrale europea

L'attuazione della politica monetaria avviene attraverso il Sistema Europeo delle Banche Centrali. 

Gli organi esecutivi a cui è delegato la funzione monetaria sono il Consiglio direttivo e il Comitato esecutivo. Organi ai quali si affianca il Consiglio generale a scopo consultorio.
Consiglio direttivo definisce la politica monetaria. I membri di questo organo sono : i membri del Comitato esecutivo a cui si affiancano i governatori delle banche centrali nazionali dei paesi dell'Eurozona.

Fanno parte del Comitato esecutivo il Presidente e il Vice Presidente della BCE e 4 membri eletti dagli Stati appartenenti all'eurozona, con un mandato di 8 anni. Attualmente sono in carica : Benoit Coueré dal 2012, Sabine Lautenschlagen dal 2014, Yves Mersch dal 2013 e Peter Praet dal 2011.
Coordinano il Sistema Europeo delle Banche Centrali e l'attuazione delle politiche monetarie.
Ritratto di Benoît Cœuré, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europeaPortrait of Sabine Lautenschläger, Member of the Executive Board of the European Central BankRitratto di Yves Mersch, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europeaRitratto di Peter Praet, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea

Infine il Consiglio Generale per assolvere meglio la funzione consultiva, vede essere formato anche dai governatori di tutti gli stassi membri della Comunità Europea oltre che dal Consiglio direttivo. La funzione consultiva inerisce anche alle candidature per gli Stati aspiranti ad entrare nell'Eurozona, quindi ai requisiti.

Obiettivi

Obiettivo principale dell'Eurosistema è la stabilità dei livelli di prezzo in modo che non cali il potere d'acquisto dell'Euro.
Obiettivi del Sistema Europeo delle Banche Centrali è il sostenimento delle politiche per lo sviluppo economico attraverso una crescita sostenibile e non inflazionistica, un alto livello di occupazione e di competitività.

Funzioni della BCE sono : la definizione e l'attuazione di una politica monetaria, svolgere le operazioni sui cambi, detenere e gestire le riserve ufficiali dei Stati memrbi e rendere efficiente il sistema dei pagamenti.

Fasi di una giusta politica monetaria

Per definire e attuare la politica monetaria è necessario : trovare i fattori che mettono in relazione il livello dei prezzi alla moneta che necessità. Successivamente vanno elaborati degli indicatori, degli indici riferendosi a degli aggregati (insiemi) da misurare. Il monitoraggio continuo permette di prevedere le disfunzioni e attuare delle azioni sanatorie. Infine è da definire la strategia di trasparenza pubblica della politica monetaria, cioè la trasmissione della strategia a tutta la comunità.

fonti : elaborazione da "Economia degli intermediari finanziari" seconda edizione di Nadotti Porzio Previati