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domenica 8 novembre 2015

Le sette regole dell’ascolto - Tratte da "Arte di ascoltare e mondi possibili" di Marianella Sclavi

Tratto dal blog di Giovanna Cosenza - http://www.giovannacosenza.it/ - 
G.C. dice - Mi limito oggi a postare le sette regole dell’ascolto proposte da Marianella Sclavi nel suo Arte di ascoltare e mondi possibili del 2003, riprese durante il Summit da Daniela Selloni, giovane designer e docente a contratto al Politecnico di Milano. Eccole:
  1. Non avere fretta di arrivare alle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
  2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.
  3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.
  4. Le emozioni sono strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.
  5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perché incongruenti con le proprie certezze.
  6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione interpersonale. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei confitti.
  7. Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sé.

venerdì 21 novembre 2014

10 minuti di riflessioni - Riflessioni su cattive abitudini quotidiane.

Come vivere più serenamente 
Vorrei focalizzarmi su certi comportamenti assurdi, mostrandovi perchè li reputo assurdi e quali conseguenze hanno. Sono comportamenti che normalmente non hanno conseguenze gravi, ma che per varie congetture si rivelano fastidiose o addirittura gravi. Proverò anche a cecare di carpirne i vantaggi che queste azioni o meglio stupidazioni possono portare.
Vorrei iniziare focalizzando l'attenzione sui mezzi di trasporto individuali e pubblici.
Oggigiorno i mezzi pubblici sono molto affollati, in molte città questa è realtà. Cosa ne pensate allora degli utenti che prendono il bus o la metro per percorrere 3 km o anche 1?  Nella situazione di affollamento attuale ci si ritrova ad entrare in un bus o una metro, affollata, rischiando di non prendere il mezzo di trasporto e certe volte di attendere tra i 10 minuti e la mezzora. Sapete qualche è la velocità media di una persona adulta? Circa 5 km/h, e parliamo di una camminata leggera. Chi va di fretta raggiunge anche i 7km/h. Quindi cosa succederebbe se le persone che devono percorre solo un chilometro lo percorrebbero a piedi? Impiegherebbero solo 12 minuti senza attendere. E chi ne deve percorrere 3? A piedi impegherebbe 36 minuti. 
SENZA ATTENDERE. 
Vivo a Napoli e vedo persone affollarsi nei bus, e salire per una fermata, che distano anche solo 250 metri l'una dall'altra. E NON VOLETE ANDARE A PIEDI? Se voi andate a piedi per distanze brevi, anche per 3 chilometri non dovreste aspettare alcun bus, non rischiate di arrivare in ritardo perchè sapete che ci impieghereste non più di 40minuti e sapete bene che certe volte per fare 3 chilometri in bus ci vuole di più. E sopratutto diamo spazio alle persone che col bus devono percorrere distanze maggiore. A Roma le fermate della metro distano poco l'una dall'altra, non credo sia sensato prendere la metro per una fermata, scendere in metro, attendere e risalire. E poi passeggiare è bello!!!

giovedì 20 novembre 2014

20 minuti di riflessione - L'italiano non vuole lavorare

(Riferendomi al e continuando il post precedente) 
Alcune mail nello stesso programma declamavano: 
"...dopo tanto studio all'università un giovane può mai andare a lavorare nei campi" o più genericamente può mai fare un lavoretto umile e pagato poco?
"...gli Italiani non vogliono lavorare per 5€ all'ora giorno" nè tantomeno per 10€ al giorno.

Ora vi dico. Una persona deve fare ciò che sa fare, ciò per il quale a studiato e se ha bisogno nell'attesa di trovare un lavoro di suo gusto deve lavorare per sostenersi e per mantenere i propri impegni. Una persona deve comunque lavorare con professionalità e seguendo le regole sensate dei proprietari e dell'azienda. Uno studente o meglio un laureato può fare un lavoro umile e certe volte è doveroso se serve per fare esperienza e per crescere nel proprio lavoro, perchè nessuno può pretendere... o almeno nessuno può pretendere senza avere le giuste "fondamenta".
10€ al giorno sono uno stipendio che non copre le spese mensili. Mentre 5€ all'ora per 8 ore di lavoro equivalgono a 40€. per 20 giorni al mese di lavoro abbiamo 800€ al mese. Sono pochi effettivamente ma si può vivere da soli e con i giusti accorgimenti anche in due. La realtà vede famiglie vivere con 800€. Inoltre si lavora per 8 ore al giorno per 5 giorni a settimana. è possibile affiancare anche un lavoro saltuario. Ma parliamo di un'entrata modesta. Sta alla persona crescere e farsi valere cercando un lavoro migliore.

mercoledì 19 novembre 2014

20 minuti di riflessione - Discriminazioni sul lavoro

Vedendo un programma televisivo quale è FORUM si parlava di due fratelli che volevano continuare l'attività di famiglia con operai stranieri. L'attività era nel settore agricolo. I due proprietari litigavano sul tipo di operaio da assumere o meglio sul fatto che uno di essi voleva operai esclusivamente Italiani e l'altro che li voleva esclusivamente stranieri. Quest'ultimo sosteneva che non avevano abbastanza soldi per pagare gli italiani e che gli stranieri costavano di meno.

Finita la prefazione di un problema che ha una prevedibile sentenza. Non era possibile alcuna discriminazione e l'operazione più logica era quella di creare l'offerta di lavoro e vedere quale soluzione avrebbe portato il mercato del lavoro.

Ma dove è il problema che affligge le aziende italiane e tante altre? Il costo del lavoro. é alto? allora la soluzione non è assumere o meno un extracomunitario. RICORDIAMO che tutti hanno gli stessi diritti, Italiani, Comunitari o Extracomunitari. Se assumi un Italiano a lui spetta il minimo sindacale, stessa cosa per Comunitari o Extracomunitari. (Assumendo che esista il minimo sindacale in tutti i settori, ma nel caso sopra ESISTE sicuramente). Quindi non è possibile offrire di meno. Più che altro ogni azienda deve fare i conti coi propri budget, i propri investimenti e solo allora può valutare quanto personale può assumere. CERTAMENTE RICORDO che gestire un'azienda non è così semplice, e che non è facile avere finanziamenti, e che siamo in un lungo periodo di crisi. Ma le regole sono quelle. SI può lottare per farle cambiare, ma fintanto sono quelle bisogna rispettarle. Se poi non si vuole rispettare queste regole bisogna essere coscienti che si va in contro a sanzioni. Se una regola o una legge è assurda pensiamo se questa è ASSURDA PER TUTTI O SOLO PER NOI. Tutti vuol dire tutti, tutti non vuol dire tutti gli imprenditori o tutti i lavoratori.

L'Italiano non vuole lavorare.
Alcune mail nello stesso programma declamavano: 
"...dopo tanto studio all'università un giovane può mai andare a lavorare nei campi" o più genericamente può mai fare un lavoretto umile e pagato poco?
"...gli Italiani non vogliono lavorare per 5€ all'ora giorno" nè tantomeno per 10€ al giorno

mercoledì 6 marzo 2013

Giudizio a prescindere


Albert Eistein

Beh anzitutto direi che un pregiudizio è una visione di qualcosa/qualcuno a prescindere dalla realtà dei fatti. 
Diverso dalla prima impressione perchè in tal caso l'impressione nasce dopo un primo contatto.
Mentre nel pregiudizio manca il contatto. Ci si può chiedere allora come può nascere un giudizio senza avere un soggetto dinanzi che si materializza in qualche modo nella nostra mente.
In tal caso il pregiudizio è un processo di elaborazione di un mondo virtuale le cui fondamenta sono nelle esperienze passate. Non a caso chi ha un pregiudizio accompagno questo suo giudizio con frasi del tipo: sai quante ne ho viste io?! Sono tutti così?
Ebbene un pregiudizio allora diventa difficile da spezzare nel momento in cui una persona giunge all'asserto per cui le sue esperienze regresse siano abbastanza per poter visualizzare un soggetto senza venirne a contatto.
Una persona però dovrebbe sempre ricordarsi che seppur avere pregiudizi è un eurisma efficiente non sempre le situazioni si ripetono pari pari. Dovremmo comunque ricordare che c'è una percentuale di errore, che seppur piccola è comunque presente.

lunedì 25 febbraio 2013

a me piace giocare

“Si smette di giocare perché si invecchia, si invecchia perché si smette di giocare. “

 George Bernard Shaw

domenica 24 febbraio 2013

Prodotto e vendita - Marketing di successo o successo del Marketing?

La domanda è composta da due frasi
MARKETING DI SUCCESSO
e
SUCCESSO DEL MARKETING
Intendo nel primo caso a quei prodotti nati da uno studio e da una progettazione allo scopo di soddisfare un bisogno.
Nella seconda frase vorrei puntualizzare che il marketing come materia di studio, direi filosofia della vendita, può essere applicata ad un qualsiasi prodotto portandolo al successo.
La differenza? Intendo dire che nel primo caso il prodotto ha un'utilità, nel secondo caso seppu ha successo non ha utilità o in certi casi può danneggiare o far nascere altri bisogni.
Ora il marketing insegna come fare successo ma fare marketing vuol dire anche focalizzarsi sul prodotto. Ci sono altri fattori che influenzano il successo, ma utilizzare gli altri per offrire un prodotto inutile vuol dire imbrogliare le persone.
E qui una domanda che sfocerebbe in un discorso filosofico, psicologico ma che alla fine si sviluppa in nozioni economiche. Come si vende un prodotto.
è molto facile ingannare le persone ma la vendita consiste nell'arte di persuadere le persone che spesso sfocia nell'inganno.
Se si focalizza l'attenzione sull'utilità il consumatore non può essere tratto in inganno. Al massimo avrà davanti a sè un insieme di prodotti che soddisfanno lo stesso bisogno e che quindi SONO UTILI.
Ebbene ora si può parlare di marketing e delle altre leve.
Ma quali sono i bisogni da soddisfare? Come per tutte le domande ci sono molti studi a riguardo che nascono da ambiti diversi.
Ma il bisogno è personale. Se la persona ha un desiderio allora ha un bisogno. Che esso sia per la sopravvivenza o per il divertimento rimangono pur sempre bisogni e l'uomo necessita di soddisfarli.
Esistono persone che sono capaci di mostrarvi che voi avete bisogno di qualcosa, ma se noi ce ne convinciamo (e in realtà non abbiamo alcun bisogno di quel genere) la colpa è nostra che ci facciamo abbindolare (beh sempre se non vi puntano una pistola alla testa, in tal caso è bisogno di sopravvivere ^_^ )
Oggi parlando con la mia fidanzata mi trovo a ragionare sulla parola educare e alcune correnti intendo che esiste coercizione da parte dell'educatore che ci inculca la sua morale.
Ma i genitori sono le prime persone che possono educare un bambino e forse l'amore che essi hanno può portare ad una educazione corretta. Si possono innescare per errore idee sbagliate ma ricordiamo una semplice regola : SE FAI MALE A QUALCUNO FORSE STAI SBAGLIANDO!
E allora dovremmo farci un esame di coscienza e autocorregerci. ^_^

Tana o gabbia

Una tana è una casa dove vive un animale. Qualunque animale vuole una tana o un nido. Noi essere umani li mettiamo in una gabbia.
Sapete quale è differenza tra una tana e una gabbria. La tana non è chiusa, La tana non ha una porta che chiuda l'animale all'interno di essa. La gabbia ha una porta che blocca un animale dentro.

Quindi la tana è migliore della gabbia, perchè l'animale si dagli albori ha scelto la tana.

Forse noi umani siamo invidiosi. Noi viviamo nelle case che sono gabbie dato che hanno la porta.
Noi diciamo che è per sicurezza. Eppure gli animali (della stessa specie) riescono a dormire in una tana senza aver paura.

Noi umani ci facciamo del male tra noi. La porta è per sicurezza. Avere sicurezza dagli individui della nostra stessa specie.

Noi abbiamo paura e viviamo in gabbie. Gli animali sono coraggiosi e rispettosi degli essere della propria specia e vivono nelle tane.

L'apparenza

"Ci guadagneremmo di più a lasciarci vedere come siamo che a cercar di sembrare quel che non siamo. (François de La Rochefoucauld)"

sabato 23 febbraio 2013

Vademecum per affrontare la fine del mondo

  1. Se è apocalisse certa, apocalisse è.
    E' inutile preoccuparsi, tanto vale rilassarsi e pensare a cose serene.
  2. Essere felice di ciò che si ha, pensare solo a cose belle altrimenti si morirà infelici.
  3. Condividere la felicità con le persone che si ama.
    Non sempre morire da soli (e eventualmente sopravvivere) è piacevole (è utile)
  4. Ricordarsi che c'è una minima possibilità di sopravvivere e seppur piccola, c'è!
  5. Attendere...
  6. In caso di apocalisse mai avvenuta potete tornare alla vostra vita o viverla consapevoli della felicità che avete trovato, gustato e accolto nei momenti sopra.

Il comico - cosa è?

Cosa fa ridere? L'assurdo.
Esso viene camuffato in verità per poi essere scoperto...
...e allora diventa comico

Può essere una parola

[
ehi ciao :D come stai?
:/  Sono preoccupato, ho una brutta irridazione.
:o E brucia?

No ma quando sorrido si mettono tutti paura :B
]

ha senso ma palesemente non esiste.