Basilea 2 vuole correggere alcune imperfezioni al precedente trattato. Imperfezioni che si spiegano in queste critiche. In Basilea 1 non si tiene conto del merto creditizio di un soggetto, che dovrebbe sostenere un minore rischio di insovibilità. E anche gli stessi criteri di garanzia erano troppo rigidi. Inoltre l'indice di solvibilità non teneva conto della teoria di portafoglio.
Mentre Basilea 1 fondava le sue decisioni su un unico pilastro (principio) quale era la solvibilità dell'intermediario, Basilea 2 fonda la sua opera su tre pilastri.
Primo di questi è il medesimo di Basilea 1, cioè l'individuazione di un indice di solvibilità, che però tenesse conto delle critiche volte a Basilea 1.
Difatti l'approccio standardizzato per la definizione dei valori di ponderazione, in Basilea 2, non si restringono alla sola categoria della controparte. Ora, in Basilea 2, si tiene conto anche del rating (della valutazione) che le agenzie specializzate danno alle differenti controparti. Così il merito creditizio viene tenuto in conto. Inoltre le garanzie in immobili, oro e valori mobiliari (idonei) diminuiscono ulteriormente il valore di ponderazione.
Per giunta garanzie personali di terzi con rating alti permettono di utilizzare il valore di ponderazione (migliore) del terzo garante.
Basilea 2 offfre la possibilità di usare tecniche di valutazione interna agli intermediari che posseggono sistemi di gestione del rischio sofisticati, permettendo di utilizzare valori di ponderazioni più adeguati (e teoricamente più vicini alla realtà) grazie alle informazioni detenute dagli stessi.
Infine Basilea 2 tiene conto del rischio operativo (interno)
RPM = PV / (S) A P + 12,5 (RPRM + RPRO)
Il Requisito Patrimoniale per il Rischio Operativo tiene conto del Margine di Intermediazione ( saldo degli interessi + sommatoria delle commissioni + saldo tra plus e minus valenze - questi sono i tipici ricavi di un intermediario universale come la banca)
Si da possibilità di utilizzare altri indicatori se più indicativi ponderati per le differenti funzioni dell'azienda.
Il secondo pilastro (principio) vede una rettifica alla valutazione dell'indice di solvibilità tenendo conto della specificità di ogni intermediario, della prospettiva di crescita e chiede allo stesso di valutare prudenzialmente eventuali altri rischi non annoverati nella valutazione basata sul primo pilastro. A sua volta gli istituti di vigilanza monitorano le attività dell'intermediario e applicano ulteriori rettifica per meglio valutare la gestione aziendale.
Infine il terzo pilastro prevede l'intervento di tutti i soggetti che hanno interessi nell'attività dell'intermediario (stakeholders). L'intermediario deve divulgare a questi tutte le informazioni relative alle fasi che hanno determinato la valutazione del RPM e ulteriori informazioni riguardo alle differenti tipologie di rischio a cui è sottoposta l'attività aziendale (sia finanziare che non). Così gli stakeholders hanno un ulteriore controllo a propria tutela.
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